Il contatore del debito pubblico

giovedì 11 dicembre 2008

Tanti auguri...









Crolla (per la terza volta) la produzione industriale e l'Italia entra così in recessione tecnica.


Il prodotto interno lordo nel III trimestre 2008 è diminuito dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dello 0,9% nei confronti del III trimestre del 2007.



Il dato Istat conferma la stima preliminare diffusa lo scorso 14 novembre.


L'Italia è in recessione tecnica perchè per 2 trimestri consecutivi ha registrato un Pil in calo congiunturale (-0,4% nel secondo trimestre 2008).


La produzione industriale a Ottobre segna un -6,7% rispetto allo stesso mese del 2007 e dell'1,2% rispetto a settembre 2008.


L'Istat dice anche che l'indice della produzione corretto per i giorni lavorativi ha registrato sempre in ottobre una diminuzione tendenziale del 6,9% (i giorni lavorativi sono stati 23 come ad ottobre 2007), mentre nella media dei primi dieci mesi del 2008 il medesimo indice ha segnato un calo del 2,9% rispetto al corrispondente periodo del 2007.

Si tratta del 6° calo tendenziale consecutivo.


Negli altri paesi cos'è successo?


Il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,1% in Francia (dove la produzione industriale ha avuto un calo del 2,7% mensile a ottobre) e dello 0,1 per cento negli Stati Uniti e dello 0,5 per cento nel Regno Unito e in Germania.


In termini tendenziali, il Pil è cresciuto dello 0,8% in Germania, dello 0,7% negli Stati Uniti, dello 0,6% in Francia e dello 0,3 per cento nel Regno Unito.


Nel complesso, il Pil dei paesi dell'area Euro è diminuito dello 0,2 per cento in termini congiunturali ed è cresciuto dello 0,6 per cento in termini tendenziali.


Insomma quanto ci basta per dire che il male è comune a tutti.


Piove sul bagnato poichè, per la prima volta, da 7 anni a questa parte, anche la Cina registra una contrazione delle esportazioni: una ulteriore conferma di una crisi economica dal carattere globale che non risparmia nemmeno la principale economia emergente.


A novembre l'export cinese si è ridotto del 2,2% rispetto allo stesso mese del 2007; più forte è stato il calo delle importazioni, una caduta dell'11,9%,.


Sull'insieme dei primi 11 mesi dell'anno in corso la Cina ha accumulato un avanzo commerciale con l'estero da 256 miliardi di dollari, ma in questo caso la crescita dell'import, pari al 22,8%, ha superato il più 19,3% dell'export.


A ottobre, sebbene in lieve rallentamento, le esportazioni cinesi avevano mostrato una tenuta, con un più 19,2% su base annua, mentre la crescita delle importazioni si era attenuata in maniera più evidente, al 15,6 per cento.


In questo contesto, fragile ed incerto, si collocano le previsioni economiche internazionali che ci rintroneranno la testa fino a Capodanno.


Nelle ultime settimane, sono apparse due “buone notizie” per l’Europa e per l’Italia: il prezzo del petrolio crollato sotto i 40 dollari al barile ed il cambio dell’euro riportatosi sotto il valore di 1,30 sul dollaro.


Nel 1° caso si tratta di un drastico freno all’inflazione europea, nel secondo caso di un relativo recupero di competitività verso l’America e verso l’Asia, visto l’agganciamento dello yuan cinese al dollaro americano.


Purtroppo però queste due buone notizie ci provengono per 2 “pessime ragioni”.


La prima è che il petrolio crolla perché nel mondo si sono consolidate aspettative di forte recessione.


La seconda è che l’€uro si svaluta verso il dollaro perché si stanno formando opinioni che la frenata in Europa sarà più forte e duratura che non negli Stati Uniti.

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