La Banca Mondiale ha presentato nelle settimane scorse il rapporto "Doing Business " 2009 nel quale premia quei paesi che non hanno ratificato le Convenzioni ILO, come paesi maggiormente virtuosi nel trattamento dei lavoratori.
Il rapporto ripete l’assenza di causalità tra l’indicatore di occupazione dei lavoratori che colloca tra i paesi migliori coloro che hanno il più basso livello di lavoratori tutelati e protezione sociale e risultati economici positivi, anche se la stessa unità di controllo interna alla Banca Mondiale non ha trovato evidenza di alcun rapporto tra i due fattori.
Il Doing Business 2009 asserisce falsamente che "una economia può avere le norme del lavoro più flessibili come quelle misurate dal Rapporto, anche se ratifica e attua le norme fondamentali dell’ILO".
In realtà nessuno dei paesi indicati dal rapporto come i primi 4 per l’occupazione dei lavoratori hanno ratificato tutte le convenzioni fondamentali ILO.
2 dei 4 paesi in cima alla lista non hanno ratificato alcuna convenzione tra le 8 fondamentali e un terzo ne ha ratificate solo due.
"nel dichiarare i paesi con il più basso livello di protezione dei lavoratori come quelli con le migliori norme del lavoro, la Banca Mondiale contraddice il suo dichiarato impegno a voler rispettare i diritti dei lavoratori e a sostenere il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo. La Banca dovrebbe imparare la lezione dalla sua stessa unità di valutazione, che ritiene che la metodologia utilizzata nel rapporto sbagli nell’indicare che le norme del lavoro e i contributi ai programmi sociali non siano che ostacoli agli investimenti " ha dichiarato il Segretario Generale dell’ITUC Guy Ryder.
Purtroppo gli indicatori definiti in questo rapporto vengono utilizzati dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario come strumenti per consigliare i governi a smantellare le protezioni dei lavoratori o a ridurre il finanziamento delle reti di protezione sociale. In alcuni casi i governi sono stati forzati a ottemperare alle raccomandazioni attraverso la introduzione di condizionalità sociali negative introdotte nei prestiti, anche se tali misure sociali sono strumenti necessari per la lotta alla povertà.
Il Rapporto Doing Business, ad esempio, sostiene la necessità di una riduzione del salario minimo in Brasile perché gli aumenti attuati dall’attuale governo superano la soglia, indicata dal rapporto come accettabile per gli imprenditori. Ciò nonostante il rapporto della Banca Mondiale di partnership strategica con il Brasile sottolinea che gli aumenti del salari minimo siano uno dei fattori che hanno portato alla riduzione della povertà in Brasile e alla riduzione delle diseguaglianze che erano tra le più alte del mondo. La Banca riconosce che il Brasile è riuscito a fare passi avanti nella lotta alla povertà.
Il rapporto Doing Business ha inoltre elogiato la Bielorussia per il suo indicatore di occupazione dei lavoratori, anche se l’ILO ha condannato il regime autoritario per la violazione dei diritti dei lavoratori e delle norme fondamentali del lavoro , in particolare la violazione della libertà di organizzazione sindacale. Tali violazioni avevano fatto decidere alla Unione Europea di ritirare il sistema di preferenze generalizzate alla Bielorussia .
Critiche molto dure al rapporto sono state pubblicate ieri anche dal Direttore esecutivo dell’IILO per il settore occupazione Josè Manuel Salazar. Il documento dell’ILO afferma che il rapporto e gli indicatori sul lavoro vengono utilizzati dai governi nel tentativo di migliorare la loro posizione e indirettamente il rapporto funziona come una condizionalità indiretta. " anche se la Banca afferma che non vi è alcuna condizionalità legata ai prestiti, sia la Banca che il Fondo tendono a legare in vario modo le performances dei paesi pubblicate nel Rapporto Doing Business alle indicazioni politiche di tali istituzioni. L’indicatore sulla occupazione dei lavoratori viene ad esempio utilizzato nella valutazione delle politiche paese fatte dalla Banca. La componente occupazione dei lavoratori viene utilizzata in molti casi nei Memorandum economici dei paesi e nelle Strategie di Assistenza Paese.
Il rapporto, secondo l’ILO è estremamente influente e pertanto ccosa viene misurato e il significato dell’indicatore assume una importanza notevole. Il direttore esecutivo dell’ILO sostiene nella sua nota che gli indicatori relativi al clima per gli investimenti, le condizioni macroeconomiche, le infrastrutture e la professionalità dei lavoratori non sono misurati del tutto. Il rischio secondo Salazar è che questo tipo di indicatori porti ad indurre i paesi a dare priorità a certe controriforme in particolare per quanto riguarda le norme del lavoro, quando i limiti alla crescita e alla occupazione stanno altrove.
Salazar afferma che secondo l’ILO" la dichiarazione del Rapporto Doing Business che l’indicatore sulla occupazione dei lavoratori sia in linea con le 188 Convenzioni ILO è un nonsenso, fuoriviante e sbagliata".
Fuorivante perché in realtà il rapporto fa riferimento solo a 5 convenzioni ILO, quindi è sbagliato asserire che vi sia una conformità con convenzioni che non sono state analizzate, in particolare le norme fondamentali del lavoro.
Inoltre dei 10 paesi indicati come primi nella lista, 7 di questi non hanno ratificato alcuna delle 5 convenzioni utilizzate dall’indice (conv. 158 sulla conclusione del rapporto di lavoro; conv. 14 sulle pause settimanali, conv. 171 sul lavoro notturno e conv. 132 sulle ferie retribuite e Conv. 131 sulla definizione del salario minimo) e tra i primi 20, dieci paesi non ne hanno ratificate nessuna.
Sbagliato: perché la dichiarazione che "è possibile classificare una economia ai livelli più alti perché è più permissiva nell’ occupare i lavoratori e poi nello stesso tempo rispettare tutte le convenzioni ILO" è parzialmente vera perché nasconde realtà profondamente diverse.
Ma è anche vero l’opposto: è possibile per una economia collocarsi ai livelli più alti tra gli indicatori e allo stesso tempo violare seriamente le norme ILO .
Il rapporto promuove l’idea che le norme del lavoro influenzino negativamente la crescita e che sono un fattore principale della crescita della dimensione della economia informale. Il rapporto suggerisce che i paesi collocati più in alto nell’indice hanno una economia informale piccola a differenza di quelli che si trovano in basso.
Sempre l’ILO cita le ricerche di altri dipartimenti della stessa Banca Mondiale che mostrano come le norme del lavoro siano vincoli residuali nella crescita o impedimenti ai business di un paese mentre altri siano i fattori vincolati e tra questi l’assenza di professionalità, mentre un altro rapporto come il World Competitiveness Yearbook e il World Competitiveness report indicano che le relazioni industriali partecipative siano un elemento importante per la competitività.
L’ILO afferma inoltre che la metodologia utilizzata nel Rapporto Doing Business tratta il lavoro come una merce, e mette il costo del lavoro in un quadro lineare di misurazione dove un costo del lavoro basso e più flessibile è sempre meglio mentre un costo del lavoro più costoso e rigido è sempre peggiore.
Ciò non significa che non ci possano essere casi di eccessiva rigidità e sovra-regolamentazione ma secondo l’ILO non si può adottare una ricetta uguale per tutti per definire le performances del mercato del lavoro.
La 3^ critica principale per l’ILO è che la metodologia utilizzata considera le norme sul mercato del lavoro unicamente come costi.
Non considera ne misura i benefici associati con la legislazione del lavoro.




